mercoledì 10 marzo 2010

riproduzione casuale

con il tabacco e le relazioni in sospeso sul comodino,
le estati veloci di cui hai perso l'album dei ricordi
i ricordi muti e quelli col sonoro,
e quelli con la colonna sonora aggiunta in postproduzione,
e gli occhiali che tra un pò dovrai cambiare
l'amore è rumore
l'amore è dolore
l'amore è un ritornello commerciabile.

(questo testo è composto anche di furti di accostamenti di parole resi piu' brutti grazie all'assenza della musica)

martedì 9 marzo 2010

infinito plurale

continuamente lasciare indietro i propri cuori tra i binari,
guardarli allontanarsi
abbandonati sui sassi disinfettati, investiti dai treni
e in latrine mobili cercare di soffocare le lacrime con la puzza di fumo e di piscio

giovedì 11 febbraio 2010

sedativi inefficaci

avevo pensato di possedere la felicità,
l'avevo sentita in queste dita che adesso guardo, così vuote
e non posso perdonarle
non volevo tornare qui, vi prego credetemi
non basta il filo nero che si aggroviglia sulla carta inseguendo i pensieri,
impronta di questa biro che è l'unica cosa che mi è rimasta tra le dita
non basti tu
oppure tu
oppure tu
non sempre tu

mercoledì 3 febbraio 2010

san giorgio e il drago e i fratelli progettati insieme ai quartieri

mi serve del diserbante per i miei pensieri.
mi serve del diserbante per le erbacce nel mio cervello, poi potrei fare un prato inglese magari.
nel mio cervello c’è un parchetto di quartiere abbandonato.
chi ci ha giocato è cresciuto.
i quartieri costruiti in blocco dal niente che producono in blocco nuovi esseri umani, dove tutti potrebbero essere figli di tutti e tutti potrebbero essere genitori di tutti affacciati al balcone a chiamare la prole per cena. un grido per guinzaglio.
i quartieri colonizzati in blocco in cui nasce una generazione e poi più niente, erbacce e muschio tra le crepe.
le famiglie indigene hanno già dato con la riproduzione. adesso preferiscono la televisione e le puttane la sera. o portare a pisciare un sottoprodotto di canide.
dopo che ai muri è venuta l’osteoporosi, e i reumatismi, alle aiuole è venuto il cancro e i bambini si sono estinti e sono stati sostituiti da esseri con la voglia di scappare.
a volte tornano al parchetto a guardare i ricordi inseguiti dai cani, in visita a un cimitero di anni sepolti e di innocenze dimenticate come le macchinine nella sabbiera, in mezzo al deserto senza acqua e senza benzina.
scheletri arrugginiti di scivoli e altalene come monumenti funerari, vale ti amerò per sempre e marco+mary 4ever come epitaffi sulle lapidi a forma di animali bidimensionali a dondolo. e invece dei lumi dei ceri, le combustioni di resine psicoattive e il loro fumo che si perde nell’aria intorno nella quiete terrificante come dopo una catastrofe nucleare per commemorare le ginocchia sbucciate per cadere in disuso sull’asfalto e poi farsi disinfettare da un genitore qualsiasi, il coprifuoco annunciato dalle girandole per annaffiare l’erba in cattività nei perimetri ritagliati nel cemento, le spedizioni nelle viscere della terra, labirinti e discese per le bici più che per le auto, anche quelle di cemento (siamo spiacenti per la ripetizione ma è colpa dei piani regolatori), e tornare in superficie da tutti i giri scale per trovare le differenze, e varcare le colonne d’ercole del crocifisso, attraversare la campagna e alla fine arrivare al fiume e arrivare a cena con ferite di guerra e medaglie al valore che non confesserai mai mentre in sottofondo scorrono indifferentemente liti domestiche o quiz televisivi.
ai tempi della mia ultima visita a san giorgio, al campetto il drago non c’era e i muri, le scale, i citofoni e le discese erano ancora in attesa di una nuova colonizzazione. ho sentito dire che tra i miei coetanei che vengono da lontano sopravvive inspiegabilmente la moda dell’istinto di conservazione della specie. forse loro un giorno fabbricheranno altri bambini da giardino per il mio quartiere, bambini da arredo urbano.



illustrazione stupenda di d'aria...

martedì 26 gennaio 2010

mattina

ci siamo barricati col buio nelle nostre trincee e con le X abbiamo sparato colpi infiniti contro l'alba per salvare l'oscurità che avevamo portato con noi, ma il sole non è morto e noi ci siamo accecati e la notte è diventata un'altra volta cenere.
allora lasciandoci indietro aborti di sogni abbiamo seguito le nostre ombre fino a casa, o le nostre ombre ci hanno portati a casa al guinzaglio.

Mattina.

spegnimi

(with special thanks to giuseppe ungaretti)


lunedì 25 gennaio 2010

notturno

e poi tu hai gridato.
e quel grido veniva dalle viscere, dall’interno, dai polmoni.
veniva da lontano e dal profondo, dalle vene e dalle arterie, dalla pelle, dalle mucose, dalle terminazioni nervose, dai pensieri dolenti, dalle terminazioni dolenti
e quel suono mi è arrivato dentro dappertutto fino alla periferia e all’entroterra e mi ha portato la bruciatura chimica che avevi all’interno e i desideri infiniti.
e il lago artificiale è esploso, le papere sono esplose, sono esplosi i lacrimogeni*, siamo esplosi noi due, i vetri, la pioggia, il tempo, i lampioni
e in un’altra dimensione ti ho preso la mano e sotto la pioggia abbiamo circumnavigato di corsa la pozzanghera che qualcuno chiama lago, con i piedi che affondano nel fango, come soldati in missione nell’incertezza abbiamo raggiunto gli archi per ripararci. e con i piedi sospesi sulla superficie dell’acqua con le papere e la notte a galleggiare, abbiamo sentito le nostre voci fare l’eco insieme per tutta la notte.
invece siamo rimasti immobili lì, uno accanto all’altro, con in mezzo lo spazio siderale mentre dentro eravamo hiroshima e nagasaki e in quella pozzanghera artificiale che qualcuno chiama lago, con le papere e dopo la pioggia le stelle a galleggiare ogni cosa è annegata.

*stavolta è una citazione consapevole di una canzone delle luci ecc ecc
scusate

mercoledì 20 gennaio 2010

e alla mattina trovo i sogni diventati brina

lunedì 18 gennaio 2010

riciclaggio

ho guardato dentro e ho visto frattaglie di me dappertutto.
le ho date da mangiare ai gatti randagi
intorno ai cassonetti della raccolta indifferente
nelle isole ecologiche
ai gatti smarriti dell'isola che non c'è

domenica 17 gennaio 2010

sabato 9 gennaio 2010

sabato 2 gennaio 2010

occhiali


fare clic su essi

venerdì 1 gennaio 2010

esposizione agli agenti atmosferici

anche se a volte vorrei lasciarmi al vento,
lasciarci al vento,
e
quando cammino nel vento vorrei chiedere a tutti i passanti che camminano nel vento se anche a loro sembra di esistere un pò di più,
non voglio lasciarti al vento.

venerdì 25 dicembre 2009

altri carcerati di cartoncino impiccati travestiti da decorazioni natalizie qui

martedì 22 dicembre 2009

360 giorni fa 360 gradi sotto zero


360 giorni fa scattavo questa foto,
360 gradi fa.
angolo giro
giro l'angolo
mi gira la testa...
è lontano il tempo in cui tutto sembrava o era cristallino,
360 anni luce fa

lunedì 21 dicembre 2009

surgelare le emozioni?

allontanare gli intrusi,
per prima cosa se stessi.

domenica 13 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

mio fratello è figlio unico la mia sposa è vedova mio figlio è orfano
e il mio cane è randagio

mercoledì 9 dicembre 2009

ode all'ansia

probabilmente soffocheremo,
le luci di natale stanno affogando nella pece di queste notti che iniziano alle cinque di pomeriggio

e nemmeno possiamo lavare i pensieri con l'acido muriatico

lunedì 30 novembre 2009

autopsia di un finire di settimana

ho archiviato il defunto fine settimana
insieme al suo sferragliare di metalli
di treni che rincorrono il tempo
del tempo che rincorre i treni, tipo la nebbia che mi ha seguito dappertutto
treni che rincorrono parallele che non si incontrano mai o si incontrano dopo tre mesi
treni in ritardo rispetto agli orologi biologici con troppe rotelle e vitarelle.
infine un poeta futurista mi ha tradito trafitto e trapassato con una nota acuta ripetuta a intervalli regolari fino a dissolvenza.

venerdì 27 novembre 2009

attraverso i cavi telepatici
ti ho inviato sussurri anonimi

spero non lo abbia già detto vasco brondi
o vasco rossi

venerdì 20 novembre 2009

nell'ora di fisica non stavo mai attenta

l’improvvisa caduta di oggetti all’interno di una casa è uno degli avvenimenti più affascinanti del cosmo. oggetti che fino a quel momento sembravano avere un equilibrio. e misteriosamente l’equilibrio finisce in un momento impossibile da prevedere, per delle ragioni invisibili. dei comuni mortali egocentrici mai potranno capire quale fenomeno esterno ha portato alla distruzione di un ecosistema che durava da giorni, settimane, anni luce.
e scorgi nei contenitori di shampoo con l’anima di petrolio degli atteggiamenti che ti portano a chiederti da quanto tempo stessero complottando a tua insaputa.
creature ingrate, vogliono forse fuggire, o morire.
su quella mensola è poggiato il perché delle estinzioni dei dinosauri, delle glaciazioni e dei disgeli emotivi, dei nuclei delle stelle che collassano e degli elettrocardiogrammi che diventano rette per le quali passa uno ed un solo piano, e della nostra eterna impreparazione.
quando verso l’alba, mentre tutti dormono, la torre delle lattine vuote progettata per arrivare a toccare il cielo intonacato male con le macchie di muffa e con i fili e le lampadine nudi, monumento incompiuto ai caduti di una serata combattuta inutilmente, tipo menhir per testimoniare contro il cielo e la terra la nostra esistenza, rovina al suolo, e le lattine rotolano giù per le scale -perché in cucina ci sono le scale-, se qualcuno si sveglia e si accorge dell’evento vive la rivelazione mistica della sua condanna a convivere con l’impossibilità di capire. ciò turba l’umano al punto da non poter rimuovere le testimonianze dell’evento, incarnate nelle lattine delle peggiori birre che intanto si sono fermate in un punto dei gradini e dello spazio e del tempo che contiene tutta la poesia, la filosofia, la religione e il sapere della storia dell’umanità. ora diverranno sindoni, reliquie verso le quali muoveranno pellegrinaggi e che verranno portate in processione.
e a volte quando succede questo, può anche succedere che ogni gesto fatto da quel momento in poi sembri diverso, come se la vita fosse stata riaccordata.
ma la vita si scorda in fretta.

giovedì 19 novembre 2009

mi era sembrato di vedere, mentre volava giù da un cavalcavia, l’istinto di sopravvivenza in disuso nelle società del benessere, obsoleto come i denti del giudizio e il verbo credere, e il conseguente aumento della percentuale dei suicidi.
ma forse era solo un piccione.

mercoledì 18 novembre 2009

martedì 17 novembre 2009

XXIV anni

parole come acne. dovresti tornare a lavarti la bocca con il topexan. il tuo alito che puzza di adolescenza. i tuoi struggimenti hanno il sapore di una sigaretta rubata alla mamma. hanno il sapore di croste delle orecchie trafitte per dimostrare che soffri ma che sai sopportare, infezioni di dolore e coraggio.
il tuo dramma ha il sapore acido dell'amore che si cerca nell'esofago la mattina prima di andare a scuola.
ma non ci interessano questi psicodrammi da primo pomeriggio in replica.
è tempo di tirare la catena.

hannibal

istruzioni: trattasi di sequenza di disegni quadrati che rappresentano delle azioni che si susseguono e formano una storiella. il tempo scorre dall'alto verso il basso contrariamente alla direzione cronologica tipica del blog in cui il passato si stratifica sul fondo.












lunedì 9 novembre 2009

mi è entrato il cielo nella bocca
non dovevo buttare la tuta pressurizzata

domenica 8 novembre 2009

mi è entrato il cielo nel naso

giovedì 5 novembre 2009

mi è entrato il cielo nell'occhio

mercoledì 4 novembre 2009




e poi da un pò di giorni ho un polmone incastrato nella maglietta

martedì 3 novembre 2009

oh Tannenbaum

natale anticipato per esigenze di mercato.
quest'anno ho già fatto l'albero, come decorazioni ci ho messo delle luci intermittenti e i cadaveri dei carcerati impiccati

sabato 31 ottobre 2009

cadere in disuso con la faccia sull'asfalto

mercoledì 28 ottobre 2009

idolatria


le divinità non sono mai abbastanza

martedì 13 ottobre 2009

lunedì 12 ottobre 2009

mercoledì 7 ottobre 2009

martedì 29 settembre 2009

chiudere il televoto su di noi,
lasciarci scivolare nel vortice del lavandino

lunedì 28 settembre 2009

domenica 27 settembre 2009

oggettivo

analizza
osserva

oggetti
dati
nomi
dettagli

infiniti
restituiti surgelati
intrappolati nella superficie

rispetta l'astensione dalla soggettività
assente
nei dati
negli altri
nel resto
nella topografia
nell'eclissi sofferente
valoroso sacrificio del soggetto e di tutto l'esercito dei pronomi personali

sigilla il profondo degli occhi
pieni di vuoto
non navigabili
pozzi di catrame


venerdì 25 settembre 2009

mercoledì 23 settembre 2009


idrante
[i-dràn-te]
s.m. (pl. -ti)
Dispositivo inserito su un condotto di distribuzione, che permette il prelievo dell'acqua tramite un grosso tubo di gomma, usato per spegnere incendi o per innaffiare le strade
‖ estens. Autobotte dotata di apparecchi per il getto dell'acqua

martedì 8 settembre 2009

"Signorina, lei è affetta da bulimia emotiva. Una forma patologica acuta di egocentrismo."
"E' molto grave, dottore?"
"Può portare alla morte."
"La morte di chi?"

martedì 11 agosto 2009